Corso di Archeologia | Presentazione - CORSO DI ARCHEOLOGIA 2015/16

CORSO DI
ARCHEOLOGIA
2016-17

sito di Sandro Caranzano

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ARCHEOLOGIA


Vivere nell’antichità.

La civiltà romana attraverso la lente dello scavo moderno.





​​Fondazione Università
Popolare di Torino
Anno accademico 2016-17




Sede del corso:

Palazzo Campana - Torino

Orario del corso:

Ogni martedì sera alle ore 21.00



mail: sandrocaranzano@to-unip.it
oppure: sandrocaranzano@gmail.com

CorsoArcheologiaPresentazione
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Presentazione ufficiale
del corso 2016-2017
presso la sede
dell'Università Popolare
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Presentazione del corso 2017-18


ARCHEOLOGIA

Sandro Caranzano


Vivere nell'antichità.

La civiltà romana attraverso la lente dello scavi moderno.


È probabile che molti di Voi abbiano avuto l’occasione di passeggiare tra le fantasiose, e sconfinate rovine di Villa Adriana a Tivoli e di sorprendersi per il continuo mutare di una scenografia teatrale multipex, multiformis et varia. Ad una mezz’ora di auto (bretella permettendo), sul colle Palatino, le mura in laterizio massicce ed imponenti del palazzo che fu di Domiziano mostrano una visione dell’abitare e del potere del tutto diversa da quella espressa da Adriano, non solo per il progetto architettonico ma anche per i materiali edilizi utilizzati, al punto che la distanza cronologica di una ventina d’anni tra le due opere ci appare impossibile. E che dire della «casa ad atrio» con i dipinti pompeiani abitata da Augusto e Livia - riaperta al pubblico dopo gli ultimi scavi e i restauri - situata a meno di 500 m di distanza? Una tale molteplicità e varietà edilizia sembrerebbe avere un qualcosa di schizofrenico.

In verità, dietro a questo vero e proprio catalogo di aspirazioni, visioni e soluzioni, si nasconde uno dei periodi più prolifici dell’antichità, che sarebbe impossibile comprendere senza considerare l’entità delle ricchezze confluite a Roma dall’età di Giulio Cesare a quella di Traiano, ma anche la progressiva provincializzazione delle classi dirigenti, dei consiglieri imperiali, degli artisti e degli architetti.

 

La lettura della Civiltà romana cambia radicalmente a seconda che la si osservi dal centro o dalla periferia. Il «centro» - costituito da Roma stessa - rappresenta naturalmente il riferimento geografico culturale nel quale si mossero i grandi storici, i geografi, gli architetti ed i poeti dell’antichità che trovarono nella Capitale il luogo in cui operare, traendo linfa vitale ed ispirazione dalla particolare temperie culturale che vi si respirava, dalle vivaci frequentazioni, e soprattutto dalla presenza di ricchi evergeti nonché di una platea di potenziali fruitori interessata ed attenta.

Per quanto concerne invece la «periferia», è bene osservare che in un impero che si stima contasse circa 60 milioni di abitanti, i cittadini di origine italica o romana erano una minoranza, sicché il governo centrale dovette procedere a stratagemmi di carattere giuridico (potremmo considerarli dei veri e propri trucchi)  per ampliare tale base, ad esempio concedendo progressivamente la cittadinanza alle popolazioni di lingua e cultura celtica, illirica o greca assimilate, od utilizzando lo strumento dell’adozione che avrebbe moltiplicato in breve tempo il numero dei Flavii, dei Claudii  e dei Severi tra le fasce medie della popolazione.

Entro i confini dell’Impero convivevano dunque decine di popoli diversi parlanti dialetti differenti, caratterizzati da differenti credenze e costumi, i quali convissero pacificamente per secoli realizzando felicemente un esperimento politico mai più ripetuto, caratterizzato da un’assenza di confini e dell’esistenza di un mercato comune che in qualche modo anticipò parzialmente le aspirazioni dell’Europa contemporanea.

 

Fu con l’affermarsi del Principato e la fine della Repubblica che l’accentrarsi del potere nelle mani del principe permise all’imperatore in carica di imprimere alla società direttrici e linee di sviluppo ben specifiche che ebbero spesso effetti duraturi sulla società. Augusto fu particolarmente attratto dal richiamo esercitato dalle origini romulee di Roma e ad esse si ispirò commissionando a Virgilio nell’Eneide e costruendo la nuova residenza sul Palatino. Al contempo, l’imperatore non si mostrò affatto insensibile agli stimoli artistici provenienti dell’Egitto appena sottratto a Marco Antonio e Cleopatra, e le residenze imperiali ci appaiono così costellate di sfingi, grylloi e scenografie alessandrine che accomunano Petra, Alessandria e Roma.

Non bisogna poi dimenticare la grande eredità greco-ellenistica filtrata in Lazio in età repubblicana, rimasta un patrimonio inestinguibile, anche se spesso latente.

Nerone e Adriano puntarono sull’idea del palazzo ellenistico immerso nella natura, ma il primo fece l’errore di voler realizzare questo sogno d’Oriente nel cuore di Roma espropriando le terre appartenute agli aristocratici, e l’esperimento fallì. Vespasiano modellò la politica urbanistica in chiave demagogica donando il Colosseo ai romani, mentre Domiziano volle rafforzare il suo carisma inventando il moderno concetto di «palazzo».

 

Non vi è nulla di scontato nelle manifestazione artistiche, architettoniche, epigrafiche e letterarie di un’epoca, e l’archeologia è uno strumento affascinante per riscoprirle. Ogni anno il terreno restituisce dei documenti eccezionali quali oggetti, iscrizioni, opere d’arte che hanno radicalmente trasformato la nostra conoscenza del passato. Il corso si propone di affrontare alcuni di questi spunti in modo sintetico e - nei limiti del poco tempo disponibile- “esplorare” alcuni siti monumenti chiave di cui verrà fornita una descrizione diacronica con l’ausilio di immagini di scavo, ricostruzioni 3D e planimetrie, utilizzando ove necessario la lettura delle fonti antiche. I prerequisiti di carattere storico saranno assicurati da una serie di seminari di Storia romana che saranno tenuti sad intervalli regolari da Chiara de Filippis, (già docente di Storia romana all’Università degli Studi di Torino. Cfr. calendario allegato). 

 




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